ANALISI CRITICHE

"QUEI DIPINTI DI MASSIMO DI FEBO E LA SOTTESA POESIA DELL'ARTE"

L'intervento di Dante Marianacci sul quotidiano Il Centro del 2 agosto 2025 (Clicca quì) 

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Ho avuto l'opportunità, per il mestiere che ho fatto, di visitare tante mostre d'arte in giro per il mondo, molte anche di ospitarle, negli Istituti italiani di cultura che ho diretto, incontrando artisti di svariate nazionalità, con diversi dei quali è nata anche una piacevole amicizia, ma mai mi era accaduto che uno di essi mi mostrasse, nella sala espositiva, con una tale, quasi disarmante, semplicità, meticolosità e passionalità, i complessi e impegnativi procedimenti messi in atto per la realizzazione delle sue opere grafiche e pittoriche, con un uso sapiente è accurato delle tecniche e dei colori, con decine di sfumature, armoniosamente amalgamate nello stesso dipinto, facendomi trascorrere, con un senso di spiccata ammirazione, un assai e piacevole fruttuoso pomeriggio di conversazione. 


È quello che mi è accaduto ieri pomeriggio con il noto pittore e grafico abruzzese Massimo Di Febo, in una spaziosa, accogliente e luminosa sale espositiva del Pala Dean Martin di Montesilvano, in cui vengono esposte, fino al 10 agosto, trenta sue opere, in massima parte realizzate nell'ultimo decennio. 

Protagonista assoluto della esibizione è la donna, emblema della bellezza e della serenità, ma di una bellezza e di una serenità che sembra vogliano farci rivivere, pur nella modernità della personalissima esecuzione, un mondo assai lontano nel tempo, per rappresentare quasi un felice ritorno alla donna "angelicata” di Dante, che tanto gentile e tanto onesta pare, e degli Stilnovisti. Il tutto in palese contrasto con l'esasperata mercificazione dell'immagine e del corpo femminile, vieppiù accentuata dai social, nella turbolenta società che ci circonda. 


Colpisce che tutte le giovani donne sulla scena, spesso a coppie, in un caso in tre, come nelle Grazie del Foscolo e di Canova, siano vestiti, sia pure con abiti e veli leggeri, comunque mai completamente nude, in cui il candore e la bellezza esteriore, vogliono rappresentare, per confessione stessa dell'artista, che non disdegna affatto di parlare di cuore e di sentimenti, la metaforica espressione del loro stato d'animo, di un rinnovato modo di sentire e di vivere la vita, come nei vichiani ricorsi storici, o in ciò che sosteneva Samuel Butler dicendo che la storia dell'arte è una storia di revival, sicuramente in forte contrasto con il tumulto che ingarbuglia il nostro caotico vivere quotidiano, insomma un'isola felice nella spesso indecenza esasperata del mondo che ci circonda. Non a caso la mostra, ottimamente curata da Leo Strozzieri, che correda il bel catalogo anche con un interessante intervista, porta il titolo “Dipingere Bellezza”. 


Certo, la bellezza, sia pure dipinta, difficilmente potrà salvare il mondo, come fa dire Dostoevskij ad uno dei suoi personaggi, ma potrebbe sicuramente aiutarci a vivere meglio e più serenamente, perché gli occhi e il cuore giocano un ruolo fondamentale nelle nostre vite è la bellezza dell'arte ne rappresenta una delle più alte esemplificazioni. Se Nietzsche considerava la musica come una grazia immeritata nella vita degli uomini, forse qualcosa di simile si può affermare per la pittura, indispensabile come la poesia, e c'è tanta sottesa poesia nei quadri di Di Febo, solo che, per dirla con Leonardo, tra "la pittura è una poesia che si vede e non si sente, mentre la poesia è una pittura che si sente e non si vede". Ma entrambe, più che rappresentare la storia di un fatto, dovrebbero, borgesianamente, essere l'espressione di un desiderio, come fa Massimo Di Febo con le sue splendide donne.


Ho scoperto solo alla fine della visita, aprendo il catalogo, che c'è una toccante dedica introduttiva alla madre, mancata quando l'artista aveva solo 18 anni: "Oggi più di ieri", vi si legge, "con me cammina a tessere incontri che disegno sulle tele in attesa. Dedico a lei questa produzione artistica perché dietro ogni quadro un riflesso della sua presenza traspare". Una attesa è una presenza che esemplarmente esaltano lo straordinario pudore con cui viene rappresentata la bellezza femminile nel suo universo artistico.

Dante Marianacci, scrittore e giornalista, dopo aver trascorso più di trent’anni in giro per il mondo come dirigente dell’Area della promozione culturale del Ministero degli Affari esteri, è ora uno dei più attivi nel panorama culturale della sua Pescara e dell’Abruzzo. Ha pubblicato 12 raccolte di poesie, tre romanzi, traduzioni di poeti, tra cui spicca Ferlinghetti.



Dante Marianacci



"PERSONAGGIO DI GRANDE SENSIBILITA' ED ESPERIENZA TECNICA"

Artista da sempre impegnato nella ricerca iconica con una tematica ricorrente, quella femminile, Massimo Di Febo è personaggio di grande sensibilità, che sa mettere al servizio  della sua ricerca pittorica e grafica (la sua produzione in questo settore fatta di numerose acqueforti e serigrafie materiche) le sue esperienze tecniche maturate in tantissimi anni di febbrile attività.


E c’è da evidenziare il successo di critica e soprattutto di pubblico che arride alla sua arte grazie alla democraticità del messaggio in essa contenuto, poi rivestito di valori estetici e formali. Si diceva della tematica preferita, la donna vista in un alone mitico, quasi arcaico e pertanto sganciata dalla contemporaneità e dalla contingenza che avrebbe comportato il pericolo di un retorico decorativismo o di un decadentismo romantico. Invece in lui nulla di tutto questo: ne fanno testimonianza gli ambienti ove colloca le figure e le scene, ambienti collocati in un’epoca remota con la predilezione per l’aria aperta ove la luce diventa protagonista assoluta e irrefrenabile.


A proposito di luce, c’è da dire che tale elemento spirituale e spiritualizzante serve a rendere quasi angeliche e stilnovistiche le dolci fanciulle adagiate in posizioni di  dolcissima  quiete. Di Febo ha una concezione quasi sacrale della donna e addirittura, nonostante il fruitore sia attratto dall’esteticità delle figure, in lui è sottintesa un’aspra polemica verso la mercificazione del corpo femminile oggi attuata dai mass-media e da mondo pubblicitario. Quasi potremmo dire egli riconduca Eva alla sede primordiale, ovvero l’Eden in cui il creatore l’aveva posta. Forse la motivazione della fortuna che sempre ha avuto la sua pittura va ricercata proprio in questa esigenza di purezza che il pubblico sebbene in modo inconscio avverte nelle intime fibre del proprio spirito.


Allora è proprio il caso di dire che le opere del maestro abruzzese obbediscono a quella funzione catartica dell’arte che molti illustri cultori dell’estetica le hanno attribuito. Non sono rari i casi, come avviene in alcune delle sue opere, nei quali mancando del tutto i riferimenti ambientali, il maestro Di Febo estrinseca il suo apprezzamento per il linguaggio astratto, mostrando così di essere  al passo sul piano linguistico con le alternative artistiche.  


Leo Strozzieri



"GUARDANDO OLTRE"

Una luce chiara senza ombre scure si deposita lenta e quasi accarezza le forme di quelle figure che sembrano ferme tanto è la loro bellezza che quasi invita all’approfondimento dei nostri sguardi pensanti!


Ed è in questo che l’artista commuove noi osservatori attoniti che restiamo immobili ed increduli davanti a tanto eden pittorico!

Noi, tutti noi siamo anime timorose e con la sua arte Di Febo ci stimola il pensiero ed intanto restiamo immobili in attesa di vedere cosa adesso le sue figure, le sue creature le sue armonie colorate faranno quando alzeremo al cielo lo sguardo  e poteremmo dire: ma allora il paradiso esiste!


Osservando la pittura di Massimo Di Febo comincia per tutti noi un tremore misto al tepore che irradia il colore dei suoi dipinti che trasformano in passione tutto l’amore per l’arte, la sua arte che riesce a dare un incerto battito al cuore, quasi avesse paura di far sentire l’emozione che scaturisce osservando i dipinti.

Di Febo ha un’anima nascosta che riesce sempre a nutrire con il suo talento quando modella veste e spoglia le sue figure, i suoi sogni le sue perplessità!


Le nostre tante parole sembrano quasi un’adulazione un osanna per l’artista 

ma credeteci noi rimaniamo emozionati, senza respiri e quiete

sempre dubbiosi di come poterci elevare a quel mondo che la pittura di Di Febo 

ci invita ad esplorare e sempre più guardando il cielo!


Si signori ha un’anima nascosta che senza inchino saluta  e poi va via e noi dovremo seguirla ubbidienti nel volo nostro di anime inquiete.

Dietro la sua scia ricca di forma e di colore resteremo a bocca chiusa e la sua arte un po’ ci nutrirà.


Si signori ha un’anima nascosta che di sicuro ci cingerà il capo per consolarci l’anima di noi poveri diavoli insicuri che non abbiamo saputo mai spiccare il volo per tentare di vivere in quel mondo fantastico che rappresenta la pittura del nostro amato artista!


La donna è li dubbiosa dentro la tela che accompagna con gli occhi i nostri ricordi e le gocce di lacrime scendono insicure davanti a quel panorama di emozioni.

Tutto si adagia piano sul manto purpureo della materia fissata sulle tele che noi ora come mai prima, possiamo vedere sollevarsi leggera ad anticipare l’evento, senza squilli di tromba e senza inutili sfumature di contorno alle immagini.


Ora Di Febo è li che ci aspetta per condurci dove tutto è solo dolce musica.
Ah! L’amore, si l’amore, la fiera condizione che lui ci permette di guardare

per affermare i suoi valori, senza correre il rischio,

di doverne dare conto a quelli che lo negano!


Di Febo sa fare viaggiare l’amore in sintonia con le sue opere perché in esse è incentrata la donna, consapevole di sentirsi prevalente sul resto dei movimenti del cosmo e sulla poesia della natura perché solo lei da a tutti noi risposte immediate.


Amore o non amore, abbiamo la possibilità sia di sceglierlo che di continuare a sbagliare nel navigare l’indifferenza.

Di certo Di Febo l’amore lo cerca sempre e lo raffigura vivo nelle tele non accontentandosi della  normalità di tutti i giorni, non volendosi confondere con la banalità di una semplice appartenenza ad un universo pittorico fatto di tante forme espressive ma noi crediamo che quella di Di Febo riesca ad elevare l’anima!



Ivo Franceschini